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Volume 3 - Dizionario 4° Ed.
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1) Dizion.4° Ed. .
L
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vol.3 pag.1

L
Definiz: Lettera, la quale ammette dopo di se ne' mezzi delle parole, e in diversa sillaba tutte le consonanti, dalla R in poi; come ALBA, FALCONE, FALDA, ZOLFO, VOLGO, SALMA, SALNITRO, ALPE, ALQUANTO, POLSO, SALTO, SELVA, CALZA. E in tutti questi luoghi i Toscani nel pronunziarla le fanno per più dolcezza perdere alquanto di suono. Avanti di se nel mezzo delle dizioni riceve il B, C, F, G, P, R, S, T; come OBBLIGO, CONCLUDERE, CONFLITTO, CIGLIO, ESEMPLO, PARLAMENTO, SLUNGARE, ATLETA. Il che sempre fa nella stessa sillaba, salvochè colla R, colla quale s'accoppia in sillaba diversa; come ORLATO; ma di rado si trova appo la nostra lingua dopo la B, C, F, T, come suono assai per sua durezza fuggito. Dopo la G poco è in uso, se però non seguita l'I; come GIGLIO, il quale le fa fare suono più schiacciato, e sottile, come si dice nella lettera G. Di rado si truova dopo la S, ovvero in principio di parola, come SLEGARE, ovvero nelle voci composte colla preposizione DIS, o MIS, come DISLEALE, MISLEALE. Accoppiata col T avanti non è suono di questa lingua, ma solo s'usa per le voci forestiere non divenute ancor nostre affatto, come ATLANTE, ATLETA. Con tutte queste lettere avanti perde alquanto di suono, salvochè colla R, e colla S, le quali gliele lasciano mantenere intero. Pronunziasi la S avanti alla L nel secondo modo, cioè con suono sottile, o rimesso, quale è nella voce MUSA, come si dice nella lettera S. Raddoppiasi, dove è necessario, ne' mezzi della parola, come ANELLO, COLTELLO.

2) Dizion.4° Ed. .
omografo. 1
LA
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vol.3 pag.1-2

LA.
Definiz: Talora pronome, talora articolo, e talora avverbio locale.
Definiz: LA. Semprechè è articolo, entra, siccome Il, e Lo suo' compagni, in tutti i casi del numero del meno, ma solo nel genere femminile. Nel primo, e nel quarto caso non ha bisogno del segno del caso, che l'accompagni, come negli altri casi, ne' quali si dice, Della, Alla, Dalla.
Esempio: Bocc. nov. 42. 1. La Reina, finita sentendo la novella ec. ad Emilia impose, che ec. seguitasse.
Esempio: Dant. Par. 2. La concreata, e perpetua sete Del deiforme regno cen portava.
Esempio: Petr. son. 202. Gli occhi, e la fronte con sembiante umano Baciolle.
Esempio: Din. Comp. 3. 85. Essendo morto il Marchese di Ferrara, un suo figliuolo bastardo tenea la terra, la quale non potendo tenere ec.
Definiz: §. Distesa si scrive tal particella LA, quando sia articolo, semprechè il nome seguente da lettera consonante incominci; che se da vocale principiasse la voce, che segue, si segna comunemente coll'apostrofo, se non se forse altri nelle vocali seguite da più consonanti non amasse meglio di segnar d'apostrofo il nome, anzichè l'articolo, scrivendo, per esemplo, LA 'NGRATITUDINE. Notizia, che ha luogo in tutti i casi, che si adoperi, siasi la particella di tale articolo LA così sola, o pure affissa a' segni de' casi.

3) Dizion.4° Ed. .
omografo. 2
LA
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vol.3 pag.2

LA.
Definiz: Pronome femminino sempre è quarto caso del minor numero. Lat. illam, eam. Gr. ἐκείνην.
Esempio: Bocc. nov. 47. 9. Ad una lor possessione la ne mandò.
Esempio: Dant. Par. 4. Quando natura per forma la diede.
Esempio: Petr. son. 211. I' la riveggio starsi umilemente Tra belle donne.
Esempio: Din. Comp. 3. 85. Per forza la presono, e tennonla.
Definiz: §. I. Alcuna volta si trova posta tal particella in forza di pronome, ma quasi di soperchio, e per vaghezza di parlare, anzichè per bisogno di esprimere.
Esempio: Bocc. nov. 16. 32. Ed egli lei reverentemente molto la vide, e ricevette.
Definiz: §. II. Si prepone alle particelle MI, TI, SI, CI, NI, VI, e si pospone alle altre ME, TE, SE, CE, NE, VE.
Esempio: Bocc. nov. 16. 11. Currado ec. le disse, che ec. del tutto facesse, che seco la ne menasse.
Esempio: E Bocc. nov. 25. 15. Comechè buona opinione avesse della donna, ancora ne la prese migliore.
Esempio: E Bocc. nov. 26. 13. Con molte altre parole la vi confermò su, e fece la fede maggiore.
Esempio: E Bocc. num. 21. Alla fine Ricciardo pensando, che se andarnela lasciasse con questa credenza, molto di male ne potrebbe seguire, diliberò di palesarsi.
Esempio: E Bocc. nov. 29. 19. Il non aver bene da maritarla ve la fa guardare in casa.
Esempio: E Bocc. num. 26. Io ti richeggio per Dio, che la condizion postami per li due cavalieri, che io ti mandai, tu la mi osservi.
Esempio: E Bocc. nov. 34. 14. Togli, noi la ti diamo qual noi possiamo.
Esempio: E Bocc. nov. 40. 26. Dopo molte novelle, trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata, e in casa messalasi.
Esempio: E Bocc. nov. 58. 11. Me la conviene in questa guisa tanti anni seguitare, quanti mesi ella fu contro a me crudele.
Esempio: E Bocc. nov. 66. 23. Quando la gelosía gli bisognava, del tutto se la spogliò.
Esempio: E Bocc. nov. 73. 9. E trovata che noi l'avremo, che avrem noi a fare altro, se non mettercela nella scarsella?
Esempio: E Bocc. nov. 79. 48. Or voi ce l'avete ben fatta; ma mai più persona non la ci farà.
Esempio: Lab. 286. Ella è tale, qual io brievemente te la disegno.
Definiz: §. III. Nel caso retto La, per Ella, come Le per Elle, non pare assolutamente da usarsi, benchè o per iscorrezion di testi, o per fretta di dettare, se ne leggano forse alcuni pochi esempli di scrittori autorevoli.
Esempio: Fir. nov. 4. 225. Gli chiedeva sempre qualche cosellina, come la sapeva, che egli andasse a città.
Esempio: Lor. Med. Nenc. 10. La m'ha sì concio, in modo, e governato, Che più non posso maneggiar marrone.

4) Dizion.4° Ed. .
L
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vol.3 pag.2

.
Definiz: Avverbio di luogo, così di stato, come di moto; e vale In quel luogo. Lat. illic, illuc. Gr. ἐκεῖ.
Esempio: Dant. Purg. 23. Vidi, che non pur io, ma questa gente Tutta rimira là, dove 'l sol veli.
Esempio: Petr. son. 204. Torna tu in là, ch'io d'esser sol m'appago.
Esempio: Bocc. nov. 40. 14. E sparte le mani in quà, e in là ec. cominciò a smemorare.
Definiz: §. I. Andare in là, vale Tirare innanzi, Procedere avanti. Lat. procedere, progredi. Gr. προβαίνειν.
Esempio: Bern. Orl. 1. 16. 23. Fugge con esso l'accorto destriero, Ma molto in là non va, che si risente.
Esempio: Malm. 12. 36. Che al certo (tuttavolta ch'ella viva) Può francamente andare in là cogli anni.
Definiz: §. II. Entrar troppo in là in parlando, vale Voler saperne troppo, o Inoltrarsi troppo ne' fatti altrui.
Definiz: §. III. Saper più là, Passar più là, Essere in là, o simili, vagliono Penetrare più adentro, Avanzarsi.
Esempio: Circ. Gell. 8. 199. La eloquenza tua è tale, e ha tanta forza, che chi fusse stato a udirti, e non sapesse più là, crederebbe, che tutto quello, che hai detto, fusse il vero.
Esempio: Fir. As. 128. Psiche se ne andò a dormire, e quando la notte era assai bene in là col suo viaggio ec. veggendosi in tanta solitudine, tutta tremante, e pavida dubitava della sua virginità (cioè: ne era passata gran parte)
Definiz: §. IV. Suole talora aver corrispondenza colle particelle QUA, e QUI, posponendosi ordinariamente alla prima, e preponendosi alla seconda.
Esempio: Bocc. nov. 38. 6. Tu diventerai molto migliore, e più costumato, e più da bene in là, che quì non saresti.
Esempio: E Bocc. nov. 77. 55. Senza star ferma, or quà, or là si tramutava piagnendo.
Esempio: Dant. Purg. 6. Tal era io in quella turba spessa, Volgendo a loro e quà, e là la faccia.
Esempio: E Dan. Par. 1. Molto è licito là, che quì non lece.
Definiz: §. V. Pure talora si trova preposta la particella QUI all'altra.
Esempio: Dant. Conv. 103. E però è da sapere, che quì parla l'una delle parti, e là parla l'altra, le quali diversamente litigano.
Definiz: §. VI. Si congiugne con altri avverbj, come LÀ DOVE, LÀ ENTRO, LAGGIÙ, LASSÙ, PIÙ LÀ, VERSO LÀ, LÀ INTORNO, e simili, de' quali v. a' lor luoghi.
Definiz: §. VII. E talora si congiugne colle preposiz.
Esempio: Petr. son. 52. E che 'l notai là sopra l'acque salse, Tra la riva Toscana, e l'Elba, e 'l Giglio.
Esempio: E Petr. canz. 31. 2. Una pietra è sì ardita Là per l'Indico mar, che da natura Tragge a se il ferro, e 'l fura.
Esempio: Dant. Inf. 28. E là da Tagliacozzo, Ove senz'arme vinse il vecchio Alardo.
Definiz: §. VIII. Trovasi anche l'avverb. LÀ riferentesi a tempo.
Esempio: Petr. canz. 38. 1. Là ver l'aurora, che sì dolce l'aura, Al tempo nuovo, suol muover i fiori.
Definiz: §. IX. Chi è là? si dice per modo di domandare.
Esempio: Bocc. nov. 40. 16. Cominciarono a dire: chi è là?
Esempio: E Bocc. nov. 81. 14. Sentendo lo scalpiccío, che Rinuccio co' piè faceva ec. gridò: chi è là?

5) Dizion.4° Ed. .
L INTORNO
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vol.3 pag.2

LÀ INTORNO.
Definiz: Avverb. e vale Poco più, o poco meno, In quel torno. Lat. circum circa. Gr. σχεδόν.
Esempio: G. V. 12. 50. 6. La Reina pure rimase grossa d'infante di sei mesi, o là intorno.

6) Dizion.4° Ed. .
LABARDA
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vol.3 pag.2-3

LABARDA.
Definiz: Sorta d'arme in asta, Alabarda. Lat. hasta bipennis. Gr. δόρυ.
Esempio: Varch. stor. 15. 609. Un soldato, fatto sembiante di volergli menare d'una labarda, che egli aveva inalberata, gli disse.
Esempio: Buon. Fier. 2. 1. 6. Perchè, lasciate noi picche, e labarde, Da cavalier farem di spada, e ciarpa ec.
Definiz: §. Appoggiare la labarda, si dice per metaf. dell'Andare a mangiare a casa d'altri senza spendere.
Esempio: Malm. 9. 48. E perchè la labarda anch'egli appoggi, Staffieri attorno a ricercar si manda.

7) Dizion.4° Ed. .
LABARDACCIA
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vol.3 pag.3

LABARDACCIA.
Definiz: Peggiorat. di Labarda.
Esempio: Buon. Fier. 4. 1. 11. Dar mano a ronche, e labardacce, e spiedi.

8) Dizion.4° Ed. .
LABBIA
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vol.3 pag.3

LABBIA.
Definiz: Faccia, Aspetto. Lat. facies, aspectus. Gr. πρόσωπον, ὄψις.
Esempio: Dant. Inf. 19. I' credo ben, ch'al mio duca piacesse, Con sì contenta labbia sempre attese.
Esempio: E Dan. Inf. 25. Quante bisce egli avea su per la groppa, Infino ove comincia nostra labbia.
Esempio: E Dan. Purg. 23. Questa favilla tutta mi raccese Mia conoscenza alla cambiata labbia.
Esempio: E Dan. rim. 9.Vedendo la mia labbia tramortita.
Esempio: Rim. ant. Guid. Cavalc. 65. Veder mi par della sua labbia uscire Una sì bella donna, che la mente Comprender non la può.
Esempio: Poliz. st. 1. 24. E qual uom è di sì secura labbia, Che fuggir possa il mio tenace vischio?

9) Dizion.4° Ed. .
LABBRICCIUOLO
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vol.3 pag.3

LABBRICCIUOLO.
Definiz: Dim. di Labbro. Lat. labellum. Gr. χειλάριον.
Esempio: Valer. Mass. Apponendo mele alle labbricciuola di lui, dormendo fanciullo nella culla.

10) Dizion.4° Ed. .
LABBRO
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vol.3 pag.3

LABBRO.
Definiz: Estremità della bocca, colla quale si cuoprono i denti; e nel numero del più si dice LABBRA, e LABBIA. Lat. labium, labrum. Gr. χεῖλος.
Esempio: Bocc. g. 4. f. 3. Con una boccuccia piccolina, le cui labbra parevan due rubinetti, sorridendo rispose.
Esempio: Dant. Inf. 32. Gli occhi lor, ch'eran pria pur dentro molli, Gocciar su per le labbra.
Esempio: But. Inf. 7. Dimostra, che avesse le labbia enfiate, e questo dice per mostrare la sua sozzezza.
Esempio: Petr. son. 18. Più volte già per dir le labbra apersi.
Esempio: E Petr. cap. 4. Ove le penne usate Mutai per tempo, e le mie prime labbia.
Esempio: E uom. ill. Traendo cogli labbri il latte dalle tette della detta fiera.
Esempio: M. V. 8. 26. Nacque in Firenze al Poggio de' Magnoli una fanciulla ec. sanza naso, e sanza il labbro di sopra, e con quattro denti canini.
Esempio: Pecor. nov. Con un bocchino adorno di piacevolezza, con due labbra sottilette, e vermiglie.
Esempio: Franc. Barb. 184. 3. Che per lui disleanza Non dei far, nè ben cheron le sue labbia.
Esempio: Tass. Ger. 2. 88. Nè 'l celò già, ma con enfiate labbia Si trasse avanti al capitano, e disse.
Esempio: E Tass. Ger. 7. 87. Le labbra il crudo per furor si morse.
Definiz: §. I. Per similit. Orlo di vaso, o d'altro.
Esempio: Cr. 4. 30. 1. Altri il vaso, come detto è, dentro, e di fuori impeciato in pozzo pongono, sicchè solamente le labbra soprastieno.
Esempio: Dav. Colt. 172. Spicca le labbra della buccia dall'osso, che essendo in succhio, sarà agevole.
Esempio: Sagg. nat. esp. 50. Sia lavorata in modo (la canna) con orlare, o spianare il taglio de' labbri, che si possa sicuramente chiudere colle dita.
Definiz: §. II. Labbro di Venere, sorta d'erba, i di cui capi si usano per cardare i panni; onde si dice anche Cardo. Lat. dypsacus sativus. Gr. δίψακος.
Esempio: Libr. cur. malatt. E la piaga si lavi con decozione di labbro di Venere, fatta in vino bruschetto.

11) Dizion.4° Ed. .
LABBRUCCIO
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vol.3 pag.3

LABBRUCCIO.
Definiz: Dim. di Labbro. Lat. labellum. Gr. χειλάριον.
Esempio: Fr. Iac. T. 3. 2. 6. Poppava lo bambino Con le sue labbruccia.
Esempio: Fir. nov. 4. 227. Guata, se quelle due labbruccia non paiono gli orli della mia pianeta del dì delle feste?

12) Dizion.4° Ed. .
LABE
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vol.3 pag.3

LABE.
Definiz: V. L. Macchia. Lat. labes. Gr. ῥύπος.
Esempio: Amet. 8. Adornò lei, d'ogni labe purgando.

13) Dizion.4° Ed. .
LABERE
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vol.3 pag.3

LABERE.
Definiz: V. L. Sdrucciolare, Scorrere. Lat. labi. Gr. ὀλισθαίνειν.
Esempio: Dant. Par. 6. Che diretro ad Annibale passaro L'alpestre rocce, Po, di che tu labi.
Esempio: But. ivi: Tu labi, cioè tu descendi, e scorri per la Lombardía.

14) Dizion.4° Ed. .
LABERINTO, e LABIRINTO
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vol.3 pag.3

LABERINTO, e LABIRINTO.
Definiz: Luogo pien di vie tanto dubbie, e tanto intrigate, che chi v'entra non truova modo a uscire. Lat. labyrinthus. Gr. λαβύρινθος.
Esempio: Bocc. Vis. 22. Io, che andava avanti riguardando, Vidi quivi Teseo nel laberinto Al Minotauro orribile, e nefando.
Esempio: But. Inf. 12. 1. Fecevi molte pareti con molti usci, che tutti aprivano in dentro, e molti andirivieni, e puose nell'entrata molte immagini, che facevano grande paura a chi v'entrava ec. e chiamossi questa prigione laberinto.
Esempio: Ovvid. Pist. Era posto in una prigione fatta a giravolte, la quale si chiamava laberinto.
Esempio: Tass. Ger. 16. 35. Ed affrettò il partire, e della torta Confusione uscì del laberinto.
Esempio: Bern. Orl. 3. 7. 58. Tagliando intorno va quei laberinti.
Esempio: Serd. stor. 1. 51. Vi sono oltre a questo tanti sboccamenti di strade, che entrano una nell'altra, che a guisa di laberinto fanno smarrire, e aggirarsi i non pratichi.
Definiz: §. I. Per metaf.
Esempio: Lab. 66. E però dianzi lo chiamai laberinto, perchè così in essa gli uomini, come in quello già facevano, senza saper mai riuscire, s'avviluppano.
Esempio: Petr. son. 176. Sull'ora prima, il dì sesto d'Aprile, Nel laberinto entrai, nè veggio, ond'esca.
Esempio: E Petr. 188. S'un lungo errore in cieco laberinto ec.
Esempio: Ambr. Cof. 1. 1. Perciocchè ritrovandomi Io in un gran laberinto, nè avendovi Altro rimedio ec.
Esempio: Lor. Med. Arid. 1. 4. Ma se non fosse Erminio ec. io entrerrei appunto in questo laberinto.
Esempio: Varch. Ercol. 27. O voi mi cavate di questo labirinto voi, o voi mi porgete lo spago, mediante il quale possa uscirne da me.
Definiz: §. II. Per similit. da' notomisti si appella Laberinto un Luogo dell'interna cavità dell'orecchio degli animali.

15) Dizion.4° Ed. .
LABILE, e LABOLE
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vol.3 pag.3

LABILE, e LABOLE.
Definiz: Add. Cadevole, Lubrico. Lat. lubricus, caducus. Gr. ὑπολιφὸς, γλίσχρος.
Esempio: Mor. S. Greg. La terra, ch'è bagnata dall'acqua, diventa labile.
Esempio: Bocc. nov. 89. 6. Sono naturalmente le femmine tutte labili, ed inchinevoli.
Esempio: E vit. Dant. 263. Li prelati ec. nella cui custodia sono commesse le anime labili.
Esempio: Dant. Par. 20. Cominciaron canti Da mia memoria labili, e caduci.
Esempio: Red. Ditir. 2. Se dell'uve il sangue amabile Non rinfranca ognor le vene, Questa vita è troppo labile, Troppo breve, e sempre in pene.
Definiz: §. Memoria labile, si dice della Memoria, che non ritiene.
Esempio: Bemb. Asol. 2. 121. Perciocchè non vi sento di così labole memoria, che egli vi debba già esser di mente uscito quello, che io pur ora vi ragionai.

16) Dizion.4° Ed. .
LABIRINTO
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vol.3 pag.3

LABIRINTO.
v. LABERINTO.
17) Dizion.4° Ed. .
LABOLE
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vol.3 pag.3

LABOLE.
v. LABILE.
18) Dizion.4° Ed. .
LABORE
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vol.3 pag.3-4

LABORE.
Definiz: V. L. Fatica. Lat. labor. Gr. κάματος.
Esempio: Dant. Purg. 22. M'andava sì, che senza alcun labore Seguiva in su gli spiriti veloci.
Esempio: E Dan. Par. 23. E per trovar lo cibo, onde gli pasca, In che i gravi labor gli sono aggrati ec.
Esempio: Tesorett. Br. 4. El non fina, nè muore, Ma tutto mio labore ec. Conven, che si consumi.

19) Dizion.4° Ed. .
LABORIOSAMENTE
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vol.3 pag.4

LABORIOSAMENTE.
Definiz: Avverb. Con fatica, Con laboriosità. Lat. laboriosè, difficilè. Gr. ἐπιπόνως, χαλεπῶς.
Esempio: Fr. Giord. Pred. R. Non possono se non laboriosamente sostenere tanti malori di persecuzioni.

20) Dizion.4° Ed. .
LABORIOSISSIMO
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vol.3 pag.4

LABORIOSISSIMO.
Definiz: Superl. di Laborioso. Lat. laboriosissimus. Gr. ἐπιπονώτατος.
Esempio: Fr. Giord. Pred. R. Ma lo arrivarvi si è cosa laboriosissima.
Esempio: E Fr. Giord. Pred. R. appresso: Ma pure con laboriosissimi sforzi ottenne i suoi intenti.

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